22.2.08

Recensione: Il Petroliere

Regia e Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson

Cast: Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Ciaràn Hinds, Kevin O'Connor

Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) è un cercatore d’argento statunitense di fine 800 che casualmente, durante una delle sue ricerche, trova il petrolio. Riesce ad accumulare grandi ricchezze grazie alle sue doti oratorie e alla presenza del figlio H.W. riesce a convincere i contadini a cedergli i terreni e a farglieli trivellare; verrà tuttavia ostacolato da Eli Sunday (Paul Dano), un sedicente predicatore di una setta religiosa che tenterà in tutti i modi di mettergli contro la comunità durante le sue teatrali funzioni.
Magnifico, epico, grandioso, potente, ma anche imperfetto: sono questi i primi aggettivi che mi sovvengono per definire Il Petroliere, ultima opera dell’enfant prodige di Hollywood Paul Thomas Anderson.
I primi 15 minuti sono la sintesi perfetta di quello che si vedrà sullo schermo per il resto dei 160 della durata del film: fotografia desaturata, paesaggi brulli mozzafiato, Daniel Day-Lewis e musica potente e invadente a sottolineare il tutto.
Tratto dalle prime 150 pagine di Oil !, romanzo sulla vita del magnate americano Edward L. Doherty scritto da Upton Sinclair nel 1927, il film è diverso dagli altri film di Anderson: erede designato di Robert Altman dalla critica mondiale, abbandona qui la narrazione corale caratteristica di Boogie Nights e Magnolia per concentrarsi esclusivamente sul ritratto di Plainview. Quasi innamorato del suo protagonista, il regista lo inquadra per la quasi totalità della durata del film, alla cui riuscita contribuisce la straordinaria interpretazione di Daniel Day-Lewis, ormai certo vincitore del suo secondo Oscar come Miglior Attore dopo la statuetta vinta per Il Mio Piede Sinistro; una performance davvero memorabile, intensa, mai sopra le righe ma con occasionali eccessi di isterismo (specie nel finale), in giustapposizione con la teatralissima e disturbante prova del giovane Paul Dano, già apprezzato nel fenomeno indie dell’anno passato, Little Miss Sunshine.
Ed è proprio lo scontro tra i due personaggi il vero fulcro de Il Petroliere: Plainview, una personalità piena di contraddizioni, diviso tra l’affetto per il figlio adottivo e l’avidità tipica del classico magnate americano, lavoratore meticoloso e instancabile, non ostenta mai la sua immensa ricchezza e odia la menzogna. Ciò lo porterà a entrare in conflitto con i falsi e bugiardi della vicenda: in primis contro Eli Sunday, l’oratore religioso che “predica bene e razzola male”, si adopera nell’esaltazione della rettitudine cristiana in artificiose funzioni ecclesiastiche (al solo scopo di accattivarsi il favore della comunità e accumulare pecunia), per poi disonorare il padre nell’intimità, insultandolo e percuotendolo. Ma la natura fustigatrice di Plainview si manifesta anche nella sotto trama dell’uomo che si finge suo fratello.
Il titolo originale del film recita There Will be Blood, l’equivalente anglosassone dell’espressione “scorrerà il sangue”: ed è quello che succede quando il protagonista perde ogni freno inibitore, rappresentato dal figlioletto H.W. e dal suo allontanamento a seguito di un incidente che lo renderà sordo, in un escalation di violenza che porterà al drammatico finale.
Il tutto si svolge sullo sfondo dell’America di frontiera, magnificamente fotografata da Robert Elswit, nominato all’Oscar per la miglior fotografia, che aveva già lavorato con Anderson in tutti i suoi film a partire da Hard Eight.
Menzione a parte merita invece la fantastica colonna sonora di Johnny Greenwood, chitarrista dei Radiohead: un accompagnamento musicale martellante, angosciante e potente, talmente invadente da potersi considerare un vero e proprio protagonista della pellicola, è parte integrante (fondamentale?) di moltissime sequenze, una su tutte l’incendio alla torre petrolifera.
Ecco spiegato perché Il Petroliere è un film magnifico, grandioso ed epico, perché ha meritato i tanti premi vinti (Golden Globe per Daniel Day-Lewis, 4 premi del Los Angeles Film Critics Association, Orso d’Argento per la regia …..) e le 8 nomination all’oscar.
Ma, come detto in apertura di recensione, l’ultima pellicola di Anderson non è esente da difetti, per quanto possano essere marginali.
La durata risulta eccessiva e le colpe vanno imputate per la maggiore a un montaggio non sempre sapiente, specie nel limare il superfluo da alcune sequenze altrimenti perfette e nell’aver mantenuto nel final cut sotto trame che non aggiungono nulla al film.
Inoltre alcune inquadrature estremamente statiche, specie quando l’autore indugia su Day-Lewis, la recitazione spesso eccessiva (che ad alcuni potrebbe risultare erroneamente artificiosa) e la colonna sonora non convenzionale potrebbero rivelarsi indigeste a molti.
Ma rimangono minuzie, perlopiù soggettive, che non vanno ad inficiare la buona riuscita dell’opera di Anderson.
Peccato che a beneficiarne, almeno su suolo italico, saranno davvero in pochi, considerata la scellerata distribuzione del film in sole 93 sale, troppo impegnate a programmare le sciagurate autocelebrazioni del giovane Muccino, proiettato in oltre 559 cinema.
Possibile che neanche il richiamo commerciale che possono avere 8 nomination agli Oscar riescano a sconfiggere il mediocre provincialismo dell’industria cinematografica italiana?


Recensione a cura di Calcifer

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Concordo in tutto, specie nella frecciatina finale, ma la colonna sonora è troppo pesante! Daniel Day Lewis MAESTOSO !

Creative Commons License
This opera by I Soliti Ignoti is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07.03.2001. Tutti i marchi, le fotografie e le immagini che compaiono nel sito sono di proprietà delle relative case di produzione e dei relativi proprietari. Tutte le copertine presenti nel sito sono a solo scopo dimostrativo. I soliti ignoti declina ogni responsabilità sul loro utilizzo.