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21.3.08

Serial TV: Via cavo: il lato alternativo della TV

In questi ultimi anni c’è sicuramente stato un incremento per quanto riguarda la qualità delle serie tv, gran parte di questo aumento è dovuto al via cavo che ha proposto molti dei telefilm più belli e premiati dell’ultimo decennio.

Tutto è iniziato nel 1994 con OZ, il telefilm con cui la HBO ha dato il via alla produzione di telefilm drammatici della durata di un’ora. OZ si distinse dagli altri telefilm per il suo modo realistico e crudo di trattare gli eventi della prigione protagonista del telefilm.

Questo ed una regia ed un cast perfetti donò grande successo al telefilm, aprendo un filone di telefilm tanto crudi quanto ottimi, niente e nessuno veniva risparmiato.

Qualche anno dopo arrivò infatti un telefilm ormai diventato di culto e strapremiato, I Soprano. Ancora una volta la HBO aveva fatto centro, il telefilm trattava in modo per niente banale il mondo della mafia ai giorni nostri, il cast quasi completamente italoamericano ed una sceneggiatura pressoché perfetta portarono altra fama e altri premi alla HBO, che ormai era riuscita ad affermarsi anche nel mondo dei telefilm drammatici.

Da qui in poi infatti arrivarono telefilm come Six Feet Under, The Wire, Carnivàle, Deadwood, Rome (co-prodotta con BBC e Rai) e Big Love, per non parlare di telefilm attualmente in lavorazione come True Blood e le trasposizioni di A song of ice and fire e Preacher.

Ma la HBO non riuscì solo nel campo dei drama, ha prodotto anche comedy (Ndr: con comedy mi riferisco a telefilm della durata di mezz’ora, non necessariamente solo comici, infatti il termine più giusto sarebbe dramedy) del calibro di Sex and the city, Extras (co-prodotta con BBC), Entourage e l’originale Curb Your Enthusiasm e miniserie come Band of Brothers (il cui successo ha portato all’attuale realizzazione di una miniserie sugli eventi del Pacifico, chiamata per l’appunto The Pacific) e Angels in America.

Ma la HBO non è l’unica rete via cavo ad essere diventata famosa per i propri telefilm, negli ultimi anni anche Showtime e FX hanno prodotto telefilm di particolare successo.

La prima tra i tanti ha prodotto drama come Dexter, Masters of horrors, The Tudors e Huff e Weeds e Californication per quanto riguarda i comedy. Mentre la seconda i tanto famosi Nip/Tuck, Dirt e The Shield.

Ovviamente ho citato le tre reti via cavo più famose (o almeno che hanno sfornato i prodotti più conosciuti), ce ne sono anche tante altre (come Sci-fi, rete specializzata nella fantascienza che ha trasmesso su tutti Battlestat Galactica, e Comedy Central, famosa per South Park e per aver ripreso ultimamente la produzione di Futurama).

Nella suddetta rubrica cercherò a poco a poco di analizzare i telefilm più famosi di queste reti (molti dei quali sono citati sopra) e di darne un giudizio approfondito.

Per ora quindi è tutto, see ya soon.


Articolo a cura di Seph


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SerialTV: "24", la serie, il fenomeno

Creatori: Robert Cochran, Joel Surnow
Cast:
Kiefer Sutherland, Elisha Cuthbert, Dennis Haysbert

Durata ep: 45 minuti ca.

Ep stagione: 24

Stagioni: 6

Jack Bauer è membro del CTU (acronimo di Counter Terrorist Unit) di Los Angeles,organo preposto alla prevenzione di possibili attentati terroristici sul suolo americano.Ogni stagione egli si trova a combattere una minaccia diversa (i clichè ci sono tutti: si va dall'attacco chimico all'ordigno nucleare).Spesso, però, Jack deve infrangere il regolamento per raggiungere i suoi scopi,aiutato da alcuni colleghi.Detta così, può semrare la trama del solito poliziesco... in realtà 24 è molto di più.Ogni serie, infatti, si svolge in tempo reale nell'arco di 24 ore; ogni episodio dura un'ora(considerando anche gli intervalli della pubblicità, utili a creare dei "buchi narrativi"in quelli che, altrimenti, sarebbero stati dei momenti morti). Ogni tanto compare in sovraimpressioneun timer che sottolinea il trascorrere del tempo e la consequenzialità degli eventi.Altro espediente è l'utilizzo massiccio degli split-screen, mai sfruttati in tale manierain nessun serial precedente (e anche in ambito cinematografico, tranne rare eccezioni); essipermettono di illustrare avvenimenti che avvengono contemporaneamente in luoghi diversi, oltre che di regolare il ritmo della narrazione, grazie al sapiente montaggio.Ad aumentare ritmo e tensione di ogni singola scena, ci pensa anche la splendida colonnasonora di Sean Callery, che non è mai semplice sottofondo, ma costituisce un valoreaggiunto imprescindibile. La trama di ogni stagione è costellata di colpi di scena (talvolta davvero inaspettati)che mantengono sempre vivo l'interesse dello spettatore e la noia è uno spettro che maipotrebbe impensierirlo.Keifer Sutherland, ex divo degli anni '80 che sembrava condannato ai film di serie B (seguendole orme di colleghi come Rutger Hauer e Mickey Rourke), con questo ruolo ha ottenuto un notevole rilancio,dimostrando, nuovamente, di essere un ottimo attore. Se ne sono accorti anche i membri degliEmmy Arwards, che lo hanno candidato come miglior attore ogni anno, da quando va in onda 24, premiandolo,finalmente, per la sua interpretazione nella quinta stagione (che non a caso viene ritenuta lamigliore, e si è portata a casa anche i premi per regia, montaggio, colonna sonora eserie drammatica).In definitiva si può dire che 24 rappresenta quanto di meglio il mondo dei serial può offrireagli amanti dell'azione, del thriller e dello spionaggio, essendo una delle serie che meglio hanno saputorinnovare (o, per meglio dire, reinventare) questo genere.


Ricorda...

E' molto difficile trovare qualcosa che somigli anche solo vagamente a 24, ed in in particolare allo stile che viene adotto in questa serie; in ambito cinematografico, si possono considerare gli ultimi film di Michael Mann (Collateral e Miami Vice), che hanno in comune il montaggio nervoso, il digitale e alcune atmosfere.


24 The Game

La trama si colloca tra la seconda e la terza serie; essa costituisce un vero e proprio "ponte" tra le due, tanto che per comprendere a pieno il motivo di alcuni avvenimenti nella terza serie, è indispensabile aver giocato questo titolo. La formula adottata è quella dello sparatutto in terza persona, con alcune variazioni sul tema, come inseguimenti in auto (in una Los Angeles abbastanza ben riprodotta ed esplorabile), minigiochi di Hackeraggio, infiltrazionio stealth (piuttosto semplicistiche,ma spesso frustranti) e sezioni di cecchinaggio (molto divertenti).La grafica in media si assesta su livelli discreti, ma presenta alcuni tocchi di classe che raramente capita di vedere in un gioco per ps2 (bloom, ombre dinamiche ed esplosioni molto convincenti), inoltre la palette cromatica varia realisticamente a seconda dell'orario. La maggior parte del tempo la si passa a sparare, e in questi frangenti saltano subito all'occho quelli che sono i difetti principali del gioco: il sistemadi puntamento (lento ed impreciso) e la gestione della telecamera (che spesso è ingovernabile), comuni a parecchi tps. Per fortuna nel gioco è presente anche un buon motore fisico (l'Havok), che contribuisce a rendere piùdivertenti le sparatorie (soprattutto in alcuni livelli, nei quali l'interazione con lo scenario è più accentuata).L'aspetto meglio riuscito del progetto, comunque, è sicuramente quello narrativo: la trama (curata daglistessi sceneggiatori della serie) di fatto costituisce una stagione a sè, e non sfigurerebbe messa a confrontocon quelle "principali". Le numerose scene di intermezzo sono realizzate in modo ineccepibile, ricalcando lo stile adottato nella serie; ogni personaggio è doppiato dal rispettivo attore (e nella versione italiana, dal rispettivo doppiatore, tranne rare eccezioni) e la colonna sonora è composta dal sempre ottimo Sean Callery.Insomma, un titolo imperdibile per ogni appassionato della serie.


Articolo a cura di ferdi

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9.3.08

SerialTV: Arrested development (Ti presento i miei)

Genere: Commedia
Cast: Jason Beteman, Portia de Rossi, Michael Cera, Will Arnett, Tony Hale, Alia Shawkat, Tony Hale, David Cross,

Jessica Walter, Jeffrey Tambor
Durata episodio: 21 minuti ca.
Episodi prima stagione: 22
Episodi seconda stagione: 18
Episodi terza stagione (inedita in italia): 13

"Arrested development" (noto in Italia anche con il titolo di "Ti presento i miei"), narra delle vicissitudini, o per meglio dire disavventure, della famiglia Bluth.
Tutto ha inizio quando il capofamiglia, George Bluth, viene arrestato per attività illecite. Il figlio, Michael, dovrà sostituirlo a capo dell'azienda di costruzioni.
Oltre che dell'impresa, Michael dovrà prendersi cura anche degli altri membri della sua strampalata famiglia: il figlio George Michael, innamorato della cugina Mae; la sorella Lindsay, che si atteggia attivista e suo marito Tobias, psicologo aspirante attore; suo fratello maggiore George, mago dilettante e scipafemmine; suo fratello minore Byron, vittima di una madre iper-protettiva; sua madre Lucille, snob ed egoista e ovviamente suo padre George, finito in galera per le accuse di cui sopra.
A riprova del fatto che le reti generaliste italiane se ne fregano altamente della qualità di ciò che trasmettono, questo piccolo gioiello è passato quasi totalmente inosservato, mandato in onda da Italia1 ad orari improponibili (col titolo, banalissimo, “Ti presento i miei”).
In America, invece, "Arrested development" è diventata una serie di culto e la prima stagione ha fatto incetta di premi, sbaragliando concorrenti ben più blasonati e affermati, come Sex and the City e Will e Grace: Emmy per la miglior serie in ambito commedia, per la regia, la scenografia e il cast.
La sua qualità principale è senza dubbio l'estrema originalità: macchina a mano digitale, fotografia sovraesposta, stile quasi “documentaristico”, come a voler creare un contrasto tra il realismo della messa in scena e il surrealismo dei dialoghi e degli avvenimenti.
Le situazioni che la famiglia Bluth si trova ad affrontare, infatti, sono sempre al limite dell'assurdo; limite che non viene mai superato, grazie ad una sceneggiatura brillantissima, che riesce sempre a rinnovarsi, inserendo nella finzione elementi di attualità (come la guerra in Iraq e la cattura di Saddam), che donano un senso di verosimiglianza all'insieme.
Il ritmo è sempre sostenuto, merito di una regia che sa tagliare al momento giusto, creando situazioni brevi ma ricche di gag.
Il cast è semplicemente perfetto: ogni attore riesce a dare umanità al proprio personaggio, scongiurando il rischio di ridurlo a semplice macchietta e l'insieme dei caratteri risulta armonioso.
Semplicemente geniali, poi, i personaggi dell'avvocato di famiglia (un Henry Winkler in forma come ai tempi migliori e molto auto-ironico) e la vicina di casa (una Liza Minnelli scatenata e senza pudori).
Insomma, se cercate una serie fresca, brillante e irriverente, Arrested development è quella che fa per voi.

Ricorda...

Cercando una corrispondenza nel cinema, "Arrested development" riporta alla mente le commedie di Wes Anderson, "I Tenenbaum" e "Le avventure acquatiche di Steve Zissou": anche in questo caso c'è una famiglia
strampalata come protagonista, ma i toni grotteschi sono ancor più marcati e spesso si sfocia nel tragicomico.
Un altro esempio potrebbe essere il recente "Little miss Sunshine".


Una rubrica a cura di ferdi




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5.3.08

SerialTV: Introduzione alla rubrica

Da un punto di vista televisivo, questo decennio verrà ricordato sicuramente come quello dei serial. Mai come in questi ultimi anni ce n'è stata una tale proliferazione, con una qualità media elevatissima.

Ce n’è per tutti i gusti: sul fronte drammatico abbiamo serie “corali” ad alto budget, quali Lost e Heroes, thriller ad alta tensione come 24 e The shield, serie fuori dagli schemi come Carnivàle e Nip/Tuk. Su quello della commedia, poi, troviamo esemplari che per scrittura e realizzazione superano qualsiasi film di genere analogo apparso sul grande schermo negli ultimi anni: seie “al femminile”, come Sex and the city e Desperate housewives o piccoli gioiell, come Arrested development.

Tutti i moderni serial sembrano seguire le stesse “regole” per quanto riguarda la struttura: gli episodi durano in media 40 minuti (quelli delle commedie possono durare la metà, come nel caso di Arrested development) e ogni stagione ne conta in media 22, 23 o 24 (raramente superano questa cifra).

In comune, di solito, hanno anche la struttura narrativa: c'è sempre un gruppo variegato di personaggi, con un protagonista dal ruolo più o meno marcato (si va dall'“onnipresente” Jack Bauer di 24, al Peter Petrelli di Heroes, che ha praticamente lo stesso specifico degli altri comprimari), i quali hanno il loro background personale (esplorato sovente tramite flashback, come nel caso di Lost), le cui storie sono legate da uno scopo comune, che rappresenta il tema principale di ogni stagione

Le stagioni si concludono, di solito, fornendo più domande che risposte, in modo da spingere lo spettatore a seguire il proseguo della serie.

In questa rubrica vi parleremo dei serial più meritevoli di attenzione, tra i tanti che affollano i palinsesti televisivi italiani (e non), dando spazio anche a serie che non hanno ricevuto la giusta attenzione da parte del pubblico (o di chi gestisce i palinsesti), tra le quali si nascondono dei veri gioielli...


Una rubrica a cura di Ferdi

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