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21.5.08

Recensione Home Video: Il risveglio delle tenebre

Regia: Steven L. Cunningham
Sceneggiatura: John Hodge
Cast: Alexander Ludwig, Christopher Eccleston, James Cosmo, Ian McShane

Disponibile sia in vendita che a noleggio da un po' di tempo, vi redarguiamo sui motivi per cui questo film non deve "entrare" nelle vostre vite.



E’ la classica, ed eterna, storia dello scontro tra la luce e le tenebre quella messa in scena in “Il risveglio delle tenebre”, primo lavoro “importante” per Steven L. Cunningham.
Un giovane ragazzo (Alexander Ludwig) deve cercare dei “segni” per scongiurare la fine del mondo, in queste poche parole è riassumibile la trama e nulla sembra esser andato per il verso giusto.
L’incipit è molto fiacco e ricco di cliché (famiglia numerosa, protagonista che fatica ad ambientarsi, padre che a stento trova un lavoro) al punto tale da aver l’impressione di aver già visto il film ed è facilmente intuibile com’evolverà la vicenda e, soprattutto, come si concluderà.
Ossessive le musiche di sottofondo, composte da Christophe Beck, che si intromettono per tutti i 94 minuti, atte forse a giustificare l’acquisto della colonna sonora.
Il protagonista, il giovane Will Stanton, non è per nulla convincente, privo di carisma, si presenta in scena sempre con lo sguardo affranto o assente.
E’ difficile, dunque, seguire anche la storia, minata oltre che dalla sopraccitata inespressività del protagonista anche da una partecipazione a puro scopo “remunerativo” del resto del cast. In aiuto non viene certamente il montaggio, si susseguono, infatti, una serie di scene prive di un filo conduttore, infarcite con dialoghi stereotipati all’inverosimile e ricche dei topici eventi cari ai film fantasy (e non solo), come l’ormai inflazionato gesto di utilizzare internet per dare una svolta al film (banalità delle banalità, il protagonista inserisce come chiave di ricerca “Light and darkness”).
Il risultato conclusivo è un lungo videoclip che vede un alternarsi di scene al ralenti, ingiustificate, in ogni scena di “combattimento” e sequenze “accelerate” inverosimilmente, quasi si trattasse del trailer e non del film vero e proprio, un protagonista che si ritrova con dei “poteri” da un momento all’altro, senza che sia fornita una spiegazione razionale, un tentativo di introspezione psicologica che serve solo ad infiacchire la storia principale e uno dei peggiori villain degli ultimi tempi (Christopher Eccleston, “28 giorni dopo”).
L’unico spunto buono in questo marasma è l’idea del viaggio nel tempo, ovviamente sfruttata malissimo dall’inesperto Cunningham, privo d’inventiva e delle capacità basilari per portare avanti la vicenda del giovane Stanton.
La sua unica sufficienza, stentata in ogni caso, il film la raggiunge nel comparto tecnico, con una fotografia di mediocre qualità, opera di Joel Ransom (tuttavia c’è un’elevata variazione cromatica tra una scena e l’altra) e degli effetti speciali di buon livello.
Il finale è scontato e prevedibile e si tira un sospiro di sollievo quando s’iniziano ad intravedere i titoli di coda.
La considerazione più ovvia è che allo stato di cose attuali, essendo il genere molto prolifico ad Hollywood, si sia abbassata la qualità delle produzioni cinematografiche ed arrivano sul grande schermo (ma molti sono anche i film che escono direttamente in versione domestica) script non proprio esaltanti o/e viene adattato qualsiasi romanzo che contenga al suo interno un essere dalle orecchie a punta.
Viene dunque da chiedersi se il flop dell’anno, per quanto riguarda i film fantasy, sia questo “Il risveglio delle tenebre” o l’altro polpettone propinatoci nel periodo natalizio (“La bussola d’oro” ndr), onestamente la scelta propende per il primo, che si ritrova ad essere il degno rappresentante di tutto ciò che un film, indipendentemente dal genere in questo caso, non deve essere, facendo a tratti rimpiangere anche la scialba interpretazione di Sandra Bullock nel pessimo “Premonition”.
Costipato e noioso.


Recensione a cura di Svengali

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9.5.08

Recensione Home Video: Io sono leggenda

Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Mark Protosevich, Akiva Goldsman
Cast: Will Smith

Adattamento dal romanzo culto di Richard Matheson, il blockbuster di Martin Lawrence sarà disponibile a noleggio a partire dal 7 Maggio



Opera seconda di Francis Lawrence (dopo il deludente “Constatine”), che porta per l’ennesima volta sul grande schermo il romanzo di culto di Richard Matheson, dal titolo omonimo (edito per la prima volta nel 1954), avvantaggiandosi di un esoso budget (si parla di circa 150 milioni) utilizzato per riprodurre al meglio una desolata Manhattan.
Il prode Robert Neville è interpretato questa volta dall’aitante Will Smith (nelle precedenti trasposizioni è stato interpretato da Vincent Price e Charlton Heston), che ben si presta al fracassone titolo made in USA.
La pellicola è in sostanza un elogio della computer grafica (non sempre stupefacente) e dei dialoghi asciutti e ruota intorno alla carismtica figura di Neville, unico superstite ad un’epidemia/pandemia che ha sterminato per la quasi totalità il genere umano e che costringe le persone contagiate a fuggire la luce.
Ciò che lo differenzia, principalmente, dai suoi predecessori è la ricerca di una componente “action”, spesso forzata, che per quanto “elitaria” nel complesso dei 90 minuti, tende a prevalere sull’introspezione psicologica del protagonista e sulla necessità, per un uomo rimasto solo, di re-instaurare rapporti con altri esseri umani (fulcro dell’opera cartacea, ridotto all’osso con l’implementazione di un paio di manichini, specchio della solitudine).
L’idea di Matheson, originale sia al tempo che al giorno d’oggi, era quella di sovvertire il “naturale” ordine delle cose e anziché presentare un mondo in cui il vampiro è l’unico estraneo rispetto ad un mondo di “normali” esseri umani, l’uomo si ritrova ad essere unico in un mondo popolato da vampiri, Mark Protosevich e Akiva Goldsman invece, vuoi per svecchiare la storia, vuoi per fornire un punto di visione differente da quello che si è abituati a vedere, trasformano i vampiri in infetti (in ogni caso fotosensibili) e Robert Neville, da latticino e smunto, in un afro-americano palestrato, esperto in armamenti e immortale (quasi che la leggenda del titolo alluda a questa sua peculirità).
Non mancano le sequenze degne di nota (a livello visivo), ma per tutto il tempo, il film di “Lawrenciana” fattura, mette in mostra l’inesperienza del suo regista, incapace di adempiere anche alle funzioni basilari del mestiere, “supportata” da una sceneggiatura lacunosa, che lascia molte porte aperte alla libera interpretazione senza fare chiarezza su molti aspetti della vicenda.
Punto forte del film è l’atletico Smith, costantemente davanti alla telecamera, che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore, non certo lavorando sui brillanti dialoghi o sulla sua mimica (anche se a tratti si ritrova a mostrare qualcosa oltre ai soliti muscoli scolpiti), quanto per la “fisicità” con la quale regge l’intero film.
Per quanto riguarda il resto del cast, completamente sottotono, non ci sono elementi validi per giudicarlo, sia le comparse che le persone con cui Neville/Smith entra in contatto non risultano rilevanti ai fini del film, se non per puro senso estetico.
Completamente bocciata, inoltre, la decisione di un “capo” dei mutanti (fino a qualche minuto prima descritti come privi di senno logico) che perseguita il personaggio di Smith per tutto il film, quasi si trattasse di una faccenda personale, come inspiegabile risulta essere il proliferare di animali tipici della fauna africana che si ritrovano invece a pascolare e cacciare per le strade di Manhattan.
Mero fine visivo.
Scontato e prevedibile il finale (differente per svolgimento da quello propinato da Matheson nel libro), che si risolve in maniera piuttosto sbrigativa e in puro stile “americano”.
Sul piano prettamente estetico nulla da eccepire sulla fotografia di Andrei Lesine (che in tempi recenti ha curato anche quella del film “King Kong”), sottotono invece il comparto musicale, con un James Newton Howard (“Il sesto senso”) sottotono, completamente deludenti invece gli effetti “speciali”, supervisionati da un attempato Patrick Tatopoulos (che con Will Smith aveva già avuto modo di “collaborare” in “I, robot”).
In fin dei conti ci saremmo aspettati qualcosa in più oltre al solito action movie mascherato da film horror/sci-fi, ma per un’ora e mezza di intrattenimento è più che sufficiente, soprattutto se visto in una sala cinematografica e nell’ottica del film “fracassone” con la storia che fa solo da contorno alla resa scenica.
Leggendario (lo sceneggiatore che si dedicherà in futuro anche all’introspezione caratteriale dei personaggi).


Recensione a cura di Svengali

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7.5.08

Recensione Home Video: American Gangster

Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Cast: Denzel Washington, Russel Crowe, Josh Brolin, Chiwetel Ejiofor, Cuba Gooding Jr.

Ridley Scott si (ri)affaccia sul mondo della criminalità organizzata imbastendo un film di ottimo valore incentrato sulla vera storia di Frank Lucas.
Disponibile a noleggio dal 7 Maggio.



Mano posata ed inquadrature ben studiate, musiche che ben si intonano alle immagini che scorrono sullo schermo, un cast di prim’ordine.
E’ questo il ritorno, in grande, di Ridley Scott, dopo la parentesi intimistica di “Un’ottima annata” e il deludente “Le crociate”, che segna un nuovo inizio, come auspichiamo, e una rinata voglia di fare cinema, nel vero senso della parola.
La storia è quella vera di Frank Lucas, afroamericano nato e cresciuto a New York, e della sua scalata al potere, che termina, come tutti i sogni, in maniera brusca.
Da un lato un Denzel Washington in grandissima forma, immenso, riempie lo schermo e catalizza su sé tutte le attenzioni, dall’altro Russel Crowe, più dimesso e non tanto in forma, ma capace di attutire i colpi del gigante nero.
Nel primo tempo l’unico elemento di spicco è proprio il personaggio di Frank Lucas, sguardo pacato, postura salda e carisma, come un magnete fa convergere a sé ogni cosa, non c’è spazio per l’anonimo Richie Roberts, il detective dell’anti-droga che gli dà la caccia, né per nessun’altro.
Come due moderni duellanti, Lucas e Roberts si alternano sullo schermo, uno alla ricerca dell’altro, fino all’inevitabile incontro/scontro finale.
La storia è tra le più classiche, ascesa e declino del personaggio di turno, ma il modo in cui Scott provvede a narrarla (non c’è una sola inquadratura in cui la mano non sia ferma o le musiche intonate alla situazione), facendo ricorso anche alla sua trentennale esperienza, contribuiscono a confezionare un prodotto di gradevole fattura, solido e calibrato (questo anche grazie all’apporto del cast, quasi tutto all-black che spazia dal già citato Washington fino ad arrivare a Chiwetel Ejiofor, Cuba Gooding Jr., Russel Crowe e Josh Brolin).
Il paragone con il film di Coppola “Il padrino”, chiamato in causa dal poster italiano è, oltre che scomodo, quanto mai inutile e fuori luogo.
Sono certo innegabili le analogie tra le due pellicole, come la scelta di inquadrare New York dal “basso” senza le classiche riprese aeree da cartolina e senza la ricerca dei luoghi topici tanto cari alla comune memoria della città, ma il “distacco” tra i due avviene nel momento in cui da un lato abbiamo un intenso coinvolgimento emotivo, che si snoda per l’intera trilogia scritta da Puzo, e dall’altro un parteggiare, quasi involontario e prevedibile, per il cattivo, per l’uomo nero, che si rivela nero solo per il colore della pelle e non negli intenti, che seppure illegali, seguono un determinato codice morale ed etico, riconducendo il tutto ad una pragmatica crime story, fatta di vendette e sangue a fiumi (nota atipica per un film dello stesso “genere”).
Il merito del regista è quello di inquadrare sia il lato chiaro che quello scuro della vicenda, supportato anche dal lavoro di Steven Zaillian alla sceneggiatura.
Il paragone più auspicabile e ammissibile, a questo punto, sarebbe quello con un altro gangster movie divenuto cult, “Scarface” di Brian De Palma.
Entrambi i protagonisti inseguono il sogno americano ed entrambi, stretti nella morsa del successo e del potere, finiscono per rovinarsi con le proprie mani.
Ma anche questo è un paragone che non regge, “American gangster” è un prodotto a sé, rinchiuso nei settanta della Grande Mela e autoconclusivo, che non lascia spazio ad un “e poi…”, è storia vera, vissuta e scandita dai ritmi di un’epoca, e di un’Harlem, ormai lontana.
Purtroppo è proprio nel dualismo (tema caro a Scott sin dal suo esordio con “I duellanti” e ripreso un po’ in ogni suo lavoro successivo) che risiede il più gran difetto del film, la storia stenta a prendere una svolta decisiva e per un bel po’ si fatica a seguire le vicende di Lucas da un lato e Roberts dall’altro, così distanti tra loro, e ad entrare nelle maglie della trama, che ogni tanto rischia di ricadere nel clichè tipico del genere, il “voglio essere come te”, dettato anche nella mente dello spettatore dall’impossibilità di non “affezionarsi” al “cattivo”.
Per finire note al merito alla fotografia spenta e dimessa, che immerge anche lo sguardo negli anni Settanta, opera di Harris Savides (“Zodiac”) e alle scenografie d’Arthur Max (“Le crociate”).
Discorso a parte merita la magnifica colonna sonora, contenente brani dei Public enemy, John Lee Hooker e Bobby Womack, ma che è minata da musiche originali, composte da Marc Streitenfeld (“Un’ottima annata”), anonime e sotto tono
Gangster movie atipico da una parte e canonico dall’altro, quest’ultima fatica di Ridley Scott va ben oltre le più rosee aspettative, non resta che sperare che non si tratti di un fuoco di paglia e che in futuro si possa tornare ad inneggiare al regista che ha reso oscuro e incerto il futuro (“Blade Runner”).
A volte ritornano.


Recensione a cura di Svengali

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6.5.08

Recensione Home Video: Aliens vs Predator 2

Regia: Colin Strause, Greg Strause
Sceneggiatura: Shane Salerno
Cast: Steven Pasquale, Reyko Aylesworth, John Ortiz, Johnny Lewis

Sequel del film diretto da Paul WS Anderson, virato in salsa splatter.
Disponibile a noleggio dal 7 Maggio.



I sequel sono sempre un prodotto difficile da trattare, soprattutto quando si tratta di riportare su schermo due mostri (e proprio il caso di dirlo) sacri come “Alien” e “Predator”.
Il film, diretto dagli esordienti Strause (si occupano generalmente degli effetti visivi), riprende dove finisce il precedente diretto da W.S. Anderson.
La torbida sceneggiatura, tallone d’Achille della pellicola, è di Shane Salerno (“Shaft”).
Tutto è inevitabilmente forzato, ogni evento accade perché “deve accadere” e non perché c’è una consenquenzialità di eventi che li determina.
Ogni personaggio, nessuno escluso, è caratterizzato alla “bene e meglio” e racchiude in sé tutte le caratteristiche tipiche del personaggio da teen-horror movie, carattere piatto, zero introspezione psicologica ed un destino già segnato dalla loro prima apparizione sulla scena.
Eroe di turno è l’inespressivo Steven Pasquale, che riesce a farsi odiare come pochi altri nel giro di 5 minuti dall’inizio della pellicola, scontrandosi con la sua nemesi (non vi preoccupate, nel corso della storia diverranno grandi amici e arriveranno anche a combattere fianco a fianco) John Ortiz (“American gangster” e “Miami Vice”), che interpreta, in questa fiera del luogo comune, lo sceriffo Morales.
Ma c’è anche chi, come Reyko Aylesworth (“24” e al cinema “Mr. Brooks”) e Johnny Lewis (altro attore da serial tv, con “The O.C.”, e presto nuovamente in sala con “One missed call”), riesce a fare di peggio.
La prima è una brutta copia d’Ellen Ripley, inquadrata nell’attuale contesto della guerra in Iraq, che non brilla per carisma ed è sempre con il broncio, il secondo, invece di limitarsi ad interpretare il ruolo dello sfigato e dell’outsider (come ci si aspetterebbe da un degno comprimario di un simile prodotto) pensa bene di reinventarsi “spaesato” in oni singola inquadratura.
I due protagonisti, come si evince dal titolo, avrebbero dovuto essere gli Alien e il Predator, tuttavia, come nel precedente episodio, l’azione scenica finisce invece per concentrarsi sugli umani e sulla loro disperata (?) fuga.
Le poche volte in cui s’intravedono (perché l’illuminazione sembra essere diventato un optional troppo costoso a Hollywood di questi tempi) le due creature (che solo dal secondo tempo incominciano a condividere la scena), tutto risulta confusionario, c’è infatti una totale mancanza di pathos e le coreografie sono “mal studiate” nei minimi particolari.
Il finale, irrimediabilmente forzato e prevedibile, fa tirare un sospiro di sollievo e la finta “imprevedibilità” della sceneggiatura lascia il posto ai titoli di coda.
Tuttavia è anche sul piano tecnico che si annidano altri difetti, innanzitutto le inquadrature, confusionarie, prive di nesso logico e, in alcuni frangenti, insensate (il tutto sembra esser stato affidato all’Automavision tanto caro a Lars Von Trier) e anche il design del nuovo mostro di “casa” Fox (il Predalien), tanto atteso al suo esordio sul grande schermo, è deludente (a tratti ricorda il becero mostro del film “Creatura”).
Ma allora cosa c’è di buono in questa catastrofe?
A conti fatti nulla, se non il poter vedere i due mostri scontrarsi , ma il tutto è condito, come detto in precedenza da grossolani errori e “arricchito” da una pessima fotografia (a tratti ricorda quella dell’altro brutto di casa Fox, “Le colline hanno gli occhi 2”) e da effetti speciali nella media (sarebbe il minimo, considerando che gli Strause sono “famosi” come supervisori degli effetti speciali attraverso la loro società, la “Hydraulx”).
Inevitabile il paragone col precedente lavoro di Anderson, che pur nella sua “bruttezza” risulta a tratti più coerente con quello che è lo spirito delle due saghe cinematografiche, salvo perdersi nella parte finale e in alcuni (per niente marginali) dettagli.
Sembrava impossibile fare peggio, ma il dinamico duo c’è riuscito in pieno.
Se il buongiorno si vede dal mattino…
Predatrice (la Fox, che realizza questi “film” al solo scopo di fare soldi, non pensando ai paganti spettatori, o meglio, non rispettandoli).

Nota a margine:
Il nostro Raoul Bova, per quanto non brilli per espressività, è dieci spanne avanti rispetto ad ognuno degli attoruncoli che ha preso parte a questo disastro.
Inoltre è ingiustificato il divieto (ma è solo italiano) di visione ai minori di anni 18.


Recensione a cura di Svengali

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7.4.08

Recensione Home Video: L'amore ai tempi del colera

Regia: Mike Newell
Sceneggiatura: Ronald Harwood
Cast: Javier Bardem, Giovanna Mezzogiorno, Liev Schreiber, John Leguizamo, Benjamin Bratt

Un adattamento del libro di Garcia Marquez con la nostra Mezzogiorno e il premio oscar Javier Bardem.
Disponibile a noleggio a partire dal 2 Aprile.




Ennesima trasposizione sul grande schermo di un’opera letteraria ed ennesima volta che un lavoro di Gabriel García Márquez si tramuta in film (numerose le sue collaborazioni come autore, soprattutto per quanto riguarda i film destinati al solo mercato televisivo), trattandosi tuttavia, in questo caso, di uno dei suoi romanzi più “ottimisti”, è presente, infatti, un “lieto fine”, che raramente ha contraddistinto le opere dello scrittore.
Partiamo subito col dire che l’adattamento per opera di Ronald Harwood (già sceneggiatore per Polanski in “Oliver Twist” e in “Il pianista” e co-autore del prossimo “Australia” di Baz Luhrmann) non ha dato i frutti sperati, il film è prolisso all’inverosimile e ad eccezione di alcuni momenti il tutto scorre nella più densa monotonia.
Trama semplice e lineare, storia di Florentino Ariza (un magnifico Javier Bardem) che si innamora della giovane Fermina e per tutta la vita cerca di farla sua, rimanendole a suo modo fedele.
Ma andiamo con ordine, sin dall’apertura Newell rende omaggio al Sud America con dei titoli di testa che sembrano usciti direttamente da un quadro di Gauguin, in sottofondo la voce di Shakira e le musiche di Antonio Pinto, che il più delle volte si ritrovano ad infastidire la visione più che ad accompagnarla, sovrapponendosi alle parole degli attori, anche quando si tratta delle più consone ballate che richiamano l’ambientazione latino-americana.
L’unico pregio del film è l’ottima interpretazione di Javier Bardem, calatosi completamente nella parte al punto da risultare veramente un’“ombra”, così come bravi sono gli altri due interpreti maschili, Benjamin Bratt (anche se un po’ sottotono, non ai livelli de “Il succhiapollice” o di “Traffic”, in cui aveva piccole ruoli, ma ben caratterizzati) e John Leguizamo (“La terra dei morti viventi”), rozzo, grottesco e sopra le righe, proprio come ci si aspetterebbe da un parvenu o presunto tale.
Il film si regge proprio su loro tre, complice anche una Mezzogiorno per niente in forma, completamente inespressiva e incapace di pronunciare il benché minimo dialogo senza ritrovarsi a bisbigliare e a comunicare sempre lo stesso senso di instabilità, che se in alcuni casi può andar bene, in altri distoglie l’attenzione dal film e la concentra sui soldi sprecati per acquistare il biglietto.
Azzeccata la scelta di Newell (e di Harwood) di far ricorso al flashback per narrare gli eventi, mentre non è per niente condiviso il soffermarsi su aspetti di secondaria importanza o gli innumerevoli tempi morti, così come si nota un vago senso di incertezza nelle inquadrature, molti i campi lunghi e le inquadrature aeree, completamente fuori luogo, che richiamano alla mente un documentario prodotto dal “National Geographic”.
Il film scorre lentamente per tutti i suoi 139 minuti, annoiando e non lasciando nessuno spunto per un’eventuale quanto futile, considerata la qualità del film, discussione a posteriori.
Si constata poi una sovrabbondanza di nudi femminili, il più delle volte ingiustificati, che non rendono né il film più vero né tanto meno catturano l’attenzione dello spettatore, involontario testimone delle bassezze stilistiche operate.
Concludendo, il lavoro di Newell, che da un po’ di tempo a questa parte delude parecchio (il suo “Harry Potter e l’ordine della fenice” è un esemplare di rara monotonia), si riduce ad una lunga attesa, ad un vano incontro e ad una magra consolazione.
Attempato e fuori luogo.


Recensione a cura di Svengali

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4.4.08

Recensione HomeVideo: Lars e una ragazza tutta sua

Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Nancy Oliver
Cast:
Ryan Gosling, Emily Mortimer, Paul Schneider, Patricia Clarkson, Kelli Garner


Un piccolo rinnovamento, invece di proporvi con cadenza mensile un elenco dei migliori e peggiori film disponibili in dvd vi proporremo direttamente le recensioni dei titoli più "importanti" del mese.
Iniziamo con "Lars e una ragazza tutta sua", disponibile a noleggio a partire dal 19/03/2008 (e in vendita da Maggio) e ingiustamente trascurato al momento dell'uscita in sala.



Lars Lindstrom (Gosling) ha una vita normale, tutta casa e lavoro, mai uno svago o un diversivo.
Domenica in chiesa e poi pranzo domenicale nel silenzio della casa, pochi amici, a dire il
vero solo uno, e una scarsa attinenza per il dialogo.
Tutto nella normalità, forse un po’ troppo timido e riservato.

Le cose cambiano quando Lars presenta a suo fratello Gus (Schneider) e a sua moglie Kar
in (Mortimer) la sua nuova ragazza, Bianca, per metà brasiliana e per metà danese, costretta su una sedia a rotelle.
Una ragazza sfortunata, ma che ha comunque, a detta del suo nuovo innamorato, un cuore grande.
C’è solo un “problema”, è una bambola di silicone.

I due coniugi decidono allora di “aiutarlo” portandolo in cura dalla dottoressa Dagmar e chiedendo all’intera comunità di trattare Bianca come una persona in carne ed ossa e di non dare peso alla vicenda, Lars è probabilmente vittima di un blocco emozionale che gli ha causato una distorsione della realtà.

Gillespie e la Oliver ev
itano di cadere nei classici giochi di doppi sensi per edificare una facile e scontata pellicola impostata sull’ironia sempliciona e volgare e sposano invece l’idea di una drammatizzazione, a tratti surreale, della vicenda.
Lars vive in un suo mondo parallelo, Bianca è reale, vive
e respira, pensa, proprio come tutte le altre persone e come tale ha il diritto a vivere una sua vita, ma Lars non può/non vuole accettarlo, e alla fine questo si rivelerà deterrente nel rapporto tra i due e porterà conseguenze critiche/liberatorie.
Una pellicola delicata, che aleggia tra i classici toni da commedia e quelli melodrammatici e che trasporta su schermo un profondo disagio, la paura di non essere accettati per ciò che si è realmente Bianca si rivela essere un collante/farmakòs per l’intera comunità, nessuno escluso, e la sua perdita viene
avvertita da tutti, in un “gioco” di finzione e realtà.
Probabilmente non è u
n caso che si intravedano spesso le “giraffe” per il suono in presa diretta (mai quando a parlare è Lars), quasi ad indicare che tra i tanti espedienti e le mille finzioni, anche ciò a cui si assiste non è reale, ma potrebbe esserlo.
Fa’ riflettere con poco (all’apparenza) e riesce a commuovere, complice l’immensa bravura del giovane Gosling (da vedere anche in “Half Nelson”, al solito trascurato qui in Italia), ma il resto del cast non è comunque da meno. Peccato per la conclusione raffazzonata e in parte scontata che esacerba in un crescendo drammatico quanto visto di buono nel resto del film.
Bello (e mal distribuito in sala).


Recensione a cura di Svengali

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29.2.08

Home Video: Marzo

Inauguriamo anche la rubrica dedicata all’Home Video, occupandoci in questo numero dei titoli che usciranno in vendita Marzo, tuttavia anziché limitarci ad un classico elenco di titoli, cercheremo di orientarvi su ciò che meriti d’esser acquistato e ciò che invece è preferibile lasciare sullo scaffale del negozio a prendere polvere.
La rubrica sarà strutturata in tre “parti”: Si (i film che meriterebbero di essere acquistati), Ni (per i fan del genere e/o di un regista e/o attore in particolare) e No (non buttate i vostri soldi), con un piccolo commento per i film più “meritevoli” e quelli altrettanto “immeritevoli” (sia per quanto riguarda il mercato dvd che quello dell’alta definizione).
Alla fine dell’articolo troverete invece una lista dei titoli disponibili a noleggio.

SI
-Aurora (riedizione del classico di Murnau), etichetta Millennium Storm, disponibile dal 4 Marzo

-Gattaca deluxe edition (film d’esordio di Andrew Niccol, sia come regista che come sceneggiatore), etichetta Sony Pictures disponibile dal 4 Marzo, anche in BluRay

-Elizabeth: The golden Age (seguito del vivace “Elizabeth”, che è ri-proposto anche a Marzo, trova in Cate Blanchett e nella sua magnifica interpretazione il suo punto di forza), etichetta Universal, disponibile dal 5 Marzo, anche in Hd-Dvd e in un cofanetto con i due film insieme

-Quel treno per Yuma (western in chiave moderna, nonostante sia un remake di un classico del genere, che trova nella fisicità dei due protagonisti l’elemento di maggior rilievo), etichetta Medusa, disponibile dal 5 Marzo

-La casa del diavolo (seguito del visionario “La casa dei 1000 corpi”, Rob Zombie regala un film in bilico tra horror, commedia e action), etichetta Eagle pictures, disponibile dal 9 Marzo

-2 giorni a Parigi (commedia intimistica che segna l’esordio registico di Julie Delpy), etichetta DNC, disponibile dal 19

-Il buio nell’anima (la storia non brilla per originalità, ma Jodie Foster è bravissima e da sola vale la visione del film), etichetta Warner Bros, disponibile dal 19 Marzo in formato Hd-Dvd

-Sapori e Dissapori (spensierata commedia ambientata tra i fornelli di un ristorante newyorkese, con un sempre bravo Aaron Eckhart), etichetta Warner Bros, disponibile dal 19 Marzo in formato Hd-Dvd

NI
-Becoming Jane (storia della Jane Austen che ha dato vita a molti dei classici della letteratura inglese. Pecca di presunzione e la storia perde di mordente in parecchi punti), etichetta Eagle pictures, disponibile dal 5 Marzo

-La giusta distanza (un esempio di “noir italiano” d’oggi, che si perde in parte nel manierismo, cercando un piglio autoriale che non è da tutti), etichetta 01 Home Entertainment, disponibile dal 5 Marzo

-Seta (Melodramma ambientato alla fine dell’Ottocento, da un best-seller di Alessandro Baricco. Abbastanza monotono, la storia è interessante, ma è narrata in maniera approssimativa)

-Un bacio appassionato (non il miglior Ken Loach, rimane comunque un film godibilissimo, ma dello stesso autore consigliamo il più recente “In questo mondo libero”), etichetta 01 Home Entertainment, disponibile dal 5 Marzo

-La leggenda di Beowulf (nuovo film di Zemeckis con attori “digitali”, visivamente incantevole, ma la storia non colpisce, annoiando più che divertendo), etichetta Warner Bros, disponibile dall’11 Marzo in edizione disco singolo e 2 dvd, anche in BluRay

-Lo spaccacuori (si regge esclusivamente sulla comicità di Ben Stiller, ma oltre le gag divertenti, ben poche rispetto alla durata complessiva del film, non va), etichetta Paramount, disponibile dall’11 Marzo

-Michael Clayton (francamente non capiamo tutto il clamore suscitato da una storia alquanto mediocre, bravo Clooney, ma non può fare tutto da solo), etichetta Medusa, disponibile dal 26 Marzo

NO
-Jackass 2.5 (anche se siete dei fan della serie sarebbe opportuno lasciare i soldi sullo scaffale per una mera operazione commerciale), etichetta Paramount, disponibile dall’11 Marzo

-Dragon Wars (un oltraggio al cinema, mal recitato, mal diretto e effetti speciali mediocri. Evitatelo), etichetta Sony Pictures, disponibile dal 18 Marzo

-Feed (crea scalpore non tanto per la storia e i contenuti espliciti, quanto per il fatto che qualcuno abbia finanziato il progetto. Pessimo), etichetta 20Th Century Fox, disponibile dal 18 Marzo

-Resident Evil: Extinction (se volete farvi del male, sapete a chi dovete rivolgervi), etichetta Sony Pictures, disponibile dal 19 Marzo, anche in BluRay

-Invasion (noiosissimo film di fantascienza “made by Wachowski”), etichetta Warner Bros, disponibile dal 19 Marzo in formato BluRay

-Premonition (una serie di luoghi comuni che farebbero impallidire Ed Wood ed i suoi z-movies), etichetta Eagle pictures, disponibile dal 19 Marzo


Di seguito invece i titoli che potrete trovare a noleggio, sempre nel mese di Marzo (ci limitiamo a fornire solamente una lista):

dal 04/03
Nella valle di Elah (SI)
Sleuth - Gli insospettabili (SI)
Gabriel - La furia degli angeli (NO)


dal 05/03
Boygirl - Questione di... sesso (NO)
Come l'ombra (NI)
Factory girl (NI)
I testimoni (NI)
Il diario di una tata (NI)
Il risveglio delle Tenebre (NO)
La Terza Madre (NO)
Lezioni di cioccolato (NI)
Mein Führer - La veramente vera verità su Hadolf Hitler (SI)
Non dire si - L'amore sta per sorprenderti (NO)
Per non dimenticarti (NI)
Un uomo qualunque (NI)
Waitress - Ricette d'amore (SI)


dal 11/03
Un cuore grande (SI)
Giorni e nuvole (NI)
La leggenda di Beowulf (NI)


dal 12/03
Bastardi (NO)
Il mio amico giardiniere (SI)
L'età barbarica (SI)
Molto incinta (NI)
Mr. Brooks (NI)


dal 18/03
Tideland il mondo capovolto (SI)


dal 19/03
Haven (NI)
Idiocracy (NI)
La promessa dell'assassino (SI)
Lars e una ragazza tutta sua (SI)
Lascia perdere Johnny (NI)
Matrimonio alle Bahamas (NO)
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